Da Milano al mare su due ruote

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Località di partenza: Piazza del Duomo (MI)
Dislivello salita totale: 690 mt (giorno 1) + 1355 mt (giorno 2)
Numero di giorni: 2
Tempo di percorrenza complessivo: 13,5 ore
Quota massima raggiunta: 875 m, Passo della Forcella (Liguria)
Distanza percorsa: 215 km
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: paesi lungo la strada
Presenza di acqua: si
Riassunto itinerario: Duomo Milano > Pavia > attraversamento Po > Castel San Giovanni > Borgonovo Val Tidone > Val Trebbia > Travo > Piancasale > Bobbio > Rezzoaglio > Passo della Forcella > Borzonasca > Lavagna > Sestri Levante

DAY ONE

E’ una semi-umida mattinata di inizio settembre, il sole estivo ha lasciato il posto alle prime frescure settembrine. Due bici si ritrovano sotto le guglie del duomo di Milano, scaldate dai primi raggi di sole…. Due ricci sportivi cavalcano i loro destrieri con un solo obiettivo: passare dal grigio asfalto cittadino alle dolci spiagge liguri. Ci avviamo così, pedalando tra le strade di una Milano ancora semi addormentata, mentre le prime luci del giorno riscaldano i muscoli… e le mani.

Lasciato il traffico cittadino, avvolti da una nebbia fitta fitta, corriamo velocemente lungo il naviglio pavese; incontrando anche una lunga processione, che ci costringe a deviare leggermente dal percorso. Una sosta non prevista per un cambio gomma: la riccia sportiva ha infilzato il suo copertone che con un sonoro “pffff” si accascia. Per fortuna il riccio sportivo accompagnatore è in realtà un meccanico della bici: un pit stop più veloce della formula uno e si riparte.

Inttrepidi e umidicci, proseguiamo, lasciandoci alle spalle le indicazioni per la certosa di Pavia ed emergendo, finalmente, dalla nebbia. Proseguiamo sulla strada provinciale che in breve tempo porta ad un ponte in metallo che attraversa il Po. Sotto le ruote le acque scorrono pacate, il sole ormai è alto nel cielo e ci riscalda abbondantemente. Il freddo umido del mattino è un lontano ricordo, ogni tanto qualche sosta per dissetarsi e poi via… una pedalata dopo l’altra. Costeggiamo il Po sulla sponda sud (in direzione est) scorrendo tranquilli tra paesini che si muovono lentamente, seguendo il ritmo delle stagioni, ben diversi dalla frenesia milanese lasciata solo poche ore prima.

Finalmente passiamo il confine con l’Emilia Romagna e, ormai stanchi, decidiamo di fermarci a Castel San Giovanni (PC). Qui in un’ampia piazza ci rifocilliamo al “Bar Luca”. Le gambe cominciano ad avvisare della fatica, la posizione in sella non comodissima fa sentire le sue proteste. Ma l’adrenalina scorre sotto i nostri muscoli affaticati, e così, dopo caffè , thè fresco e barrette energetiche, ripartiamo verso sud, raggiungendo Borgonovo Val Tidone.

Da qui si procede verso est fino al fiume Trebbia. La strada costeggia il fiume e si snoda tra strade sterrate e asfaltate. Scendiamo verso sud imboccando la Val Trebbia, proseguendo fino a Travo, un piccolo paesino che ci accoglie con un’invitante panchina che ci permette di riposarci e di fare una merenda energetica. Con l’ultimo guado del fiume le ruote si tolgono definitivamente la polvere delle strade cittadine e si immergono nel bosco, per giungere alla meta della prima tappa: un piccolo agglomerato di case 1 km prima di Bobbio: Piancasale (PC).

Ci fermiamo al B&B “La Torretta”, che quasi non si vede tra le stradine di questo piccolo borgo. Il proprietario, gentile e particolare, ci accoglie chiamandoci “belin” e mostrandoci la camera, con annessa piccola cucina e bagno. “Le bici potete lasciarle giù in garage” aggiunge poi. Ma per i ricci sportivi le due ruote valgono più del resto, e così trovano un posto speciale per loro appena fuori dalla finestra della camera: fanno parte anche loro della “famiglia”. Dopo una cena molto frugale, data la mancanza di consegne a domicilio e di forze per raggiungere la città, termina il primo giorno di pedalata, con le prime nuvole che oscurano le stelle.

DAY TWO

Tic… Tic …. Tic….

A ridestarci dai sogni c’è lei: la pioggia. Nuvole nere oscurano l’orizzonte, si incupiscono sempre più, una fitta pioggia ci saluta dalla finestra. Il proprietario del B&B ci osserva perplesso, chiedendosi cosa ci spinga a uscire sotto il diluvio per pedalare. Ma noi non ci lasciamo abbattere, riprendiamo i nostri destrieri con rinnovato ardore e ci avviamo, attraversando dapprima la città di Bobbio, semideserta. Siamo ben bardati con kway e maglie riscaldanti. La pioggia insidiosa però penetra in tutte le fessure e gli anfratti: in poco tempo non c’è più nulla di asciutto indosso. Le mani iniziano a protestare per il freddo e l’umido, anche i piedi, fermi là sotto attaccati ai pedali, iniziano a irrigidirsi e gelarsi.

Un tratto in semi – discesa ci porta fino a Marsaglia, da qui, prendendo una strada sulla sinistra, ci addentriamo in salita lungo la Val dell’Aveto. Siamo soli, in compagnia di pioggia e vento, qualche raro automobilista ci passa accanto, osservandoci perplesso. Questa strada panoramica è solitamente percorsa da molti motociclisti, che però oggi hanno saggiamente deciso di lasciare la moto in garage data la quantità di acqua sull’asfalto.

Dopo un lungo pedalare infreddoliti raggiungiamo la cima e ci fermiamo a Rezzoaglio. Ad accoglierci lassù c’è un bar: sembra un miraggio. Per 10 minuti niente pioggia che si insinua dappertutto, ma un bel thè caldo tra le mani che contribuisce a ritemprare gli spiriti e innalzare la temperatura corporea. Dopo Rezzoaglio inizia una ripida discesa che in poco tempo ci conduce al Passo della Forcella. In questo punto si può ammirare la Cappella della Madonna della Neve e, sempre qui, incrociamo l’Alta Via dei Monti Liguri.

Inizia subito dopo un lungo tratto in discesa veloce: la pioggia piano piano sta diminuendo. Le ruote scorrono veloci, toccando velocità elevate. Al termine della discesa giungiamo a Borzonasca, con uno splendido regalo: il sole. Un po’ rinfrancati proseguiamo con una discesa più lieve fino a raggiungere Lavagna.

Da qui i nostri occhi cominciano ad assaporare le prime onde, i nostri nasi aspirano salsedine. Ma non siamo ancora arrivati alla fine del viaggio. Proseguiamo sul lungo mare, attraversiamo una galleria, prestiamo attenzione alla strada molto più trafficata rispetto a quella solitaria attraversata tra i monti. Con un ultimo colpo di pedali tagliamo il traguardo immaginario e giungiamo finalmente a Sestri Levante. Ad accoglierci un sole splendente, onde che si infrangono sugli scogli, vociare di bagnanti. Entusiasti, ci godiamo un po’ di sole, ci riscaldiamo e ci immergiamo (fino alle caviglie) nell’acqua salata. Dopo una sosta ristoratrice ci avviamo verso la stazione di Sestri, dove un treno sferragliante ci riporterà alla partenza in poche ore.

About the author

Cresciuta tra piacevoli estate montane: dalle prime timide passeggiate ad oggi, con lunghe camminate ed ampi dislivelli. Da pochi anni ha aggiunto le due ruote, per esplorare il mondo ad una velocità diversa. Tutto condito dalla passione per l'outdoor, gli splendidi paesaggi, le notti in tenda. I piedi sempre pronti a camminare e pedalare, gli occhi aperti per esplorare e conservare fotogrammi di esperienze.

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