Guida al Bike to Work

Bike to work, il pendolarismo in bicicletta.

Andare al lavoro in bici è fantastico! È un ottimo modo per trasformare uno spostamento necessario in una sana abitudine per mente e corpo. Ci sono tantissimi buoni motivi per andare al lavoro in bici (il cosiddetto bike to work), elencherò quelli che mi vengono in mente e darò una motivazione alle mie parole, che sembrano quelle di uno strambo fissato della bicicletta se lasciate sospese.

Premetto che da quando ho finito l’università posseggo un’auto e che la reputo indispensabile soprattutto per chi, come me, abita fuori da una grande città oppure per chi la usa per lavoro, come Gloria. Con Gloria siamo in due in casa e abbiamo due automobili. Potremmo fare a meno di una delle due auto? Probabilmente sì. Vogliamo fare a meno di un’auto? Al momento no.

Quindi, perché adoro andare al lavoro pedalando e non con la mia auto o con i mezzi? Ecco alcuni buoni motivi:

  • È economico: pedalare per andare al lavoro fa risparmiare carburante o l’abbonamento dei mezzi. Le bici sono costose e le ebike ancor di più, ma hai fatto i conti di quanto spendi in carburante o in abbonamento dei mezzi? L’investimento iniziale di una bicicletta decente e di un paio di lucchetti si ripaga in pochi mesi.
  • È salutare: fare attività fisica due volte al giorno per andare e tornare dal lavoro è un buon investimento sul benessere del nostro corpo sia a livello muscolare che cardiocircolatorio.
  • Fa bene alla salute mentale: pensateci un attimo, quando arrivate al lavoro in auto dopo aver guidato nel traffico della mattina come vi sentite? Dopo la coda al semaforo, il vecchio col cappello che ti fa perdere minuti preziosi, l’automobilista da strapazzo che ti sta incollato al paraurti posteriore, quello che suona il clacson di prima mattina che “tanto siamo tutti fermi non vedi?!” quanto stress hai accumulato senza ancora aver messo un piede nel luogo di lavoro?
    Io quando arrivo al lavoro pedalando sono carico, sveglio e determinato ad affrontare al meglio la giornata.
  • Fa bene ai rapporti: se a fine giornata esco dal lavoro nervoso e indisponente verso l’umanità, basta quella pedalata di mezz’ora per farmi scivolare via tutto quanto ed arrivare a casa da Gloria senza portarmi dietro il malumore. Quanto spesso capita di riversare i propri crucci su chi non c’entra nulla!
  • Ci impiego lo stesso tempo: per andare al lavoro impiego sempre lo stesso tempo. Sempre. Non sono dipendente dal traffico attorno a me. Questo mi assicura di arrivare in orario al lavoro senza essere dipendente da fattori esterni (e se dovessi forare sono in grado di cambiare la camera d’aria in tempo per non arrivare tardi al lavoro, tutto calcolato, ma ne parleremo meglio successivamente, nei consigli). Nel mio caso, in bicicletta impiego sempre 20 minuti per andare al lavoro, in auto dai 15 ai 40 in base al traffico.
  • Si diventa più consapevoli: più consapevoli dell’ambiente che ci circonda, degli altri utenti della strada, delle problematiche e dei fattori positivi dei paesi che si attraversano. Si sentono i profumi e gli odori sgradevoli, si nota il cambiamento delle stagioni, i fiori che sbocciano e le foglie che cadono. Si incrociano le persone: il padrone che porta a spasso il suo cagnolone la mattina presto, i ragazzini che con la bella stagione iniziano a trovarsi sempre negli stessi posti o la porticina del retro di un panettiere da cui esce un profumo di pane appena sfornato quando torno a casa dal turno di notte. Tutti elementi che non notiamo quando ci si muove in auto perché ci si sposta da un punto A ad un punto B isolati in una scatola. È materialmente utile? Forse no, ma a me piace cercare di vivere consapevolmente.

A questo punto la maggior parte delle persone ha una serie di obiezioni cui cercherò di rispondere come meglio posso (a tal proposito, se hai una domanda da farmi che non è stata trattata scrivimela nei commenti):

“Lavoro troppo lontano, troppi chilometri da fare in bici”
Fai bene i conti, la maggior parte delle persone pensa di lavorare lontanissimo dal lavoro e poi scopre che non è così lontano. A mio parere tutti gli spostamenti sotto i 15km sono alla portata di tutti, anche chi non pratica ciclismo come sport e si possono pedalare senza un abbigliamento specifico. E poi adesso ci sono le biciclette elettriche, niente più scuse!

“Arrivo sudato/a”
È vero! Soprattutto se hai una sudorazione abbondante e durante la stagione estiva. Ma allora? Ci si porta un cambio e ciò che serve per lavarsi e profumarsi.

“Fa troppo freddo/troppo caldo/piove/c’è vento/è buio/ecc…”
Uno dei motti che ho fatto mio è: «Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento». Col tempo ci si organizza con il giusto abbigliamento per sudare il minimo possibile o per non soffrire il freddo o per non bagnarsi o per farsi vedere e vedere al buio.

“Non so dove mettere la bici, me la ruberebbero subito”
Se sei un dipendente prova a parlarne col tuo responsabile, magari un posto sicuro per le biciclette esiste già e non viene usato, magari è l’occasione per crearne uno e scoprire che eravate in tanti a richiederlo. Una volta trovato il posto adeguato (ovvero non in strada), un paio di buoni lucchetti sono indispensabili per scoraggiare un ladro. Non sei un dipendente? Portala al lavoro con te. Se non hai uno spazio come ad esempio uno sgabuzzino da dedicarle, allora lascia la tua bici in bella mostra, farà un figurone (perché le biciclette sono oggettivamente un bell’oggetto) ed è un ottimo spunto di conversazione con i clienti che vengono a trovarti.

“Ho paura delle auto”
E fai bene! Siamo sinceri, circolare in strada in bicicletta non è facile. Ma se si sta attenti, si segue il codice della strada (che vuol dire non solo non passare col rosso, ma anche prendersi la precedenza se ci spetta, senza farci intimorire), è fattibile per tutti. E puoi diminuire il numero delle auto che fanno paura se incominci a pedalare anche tu. Più siamo e meglio sarà per chi desidera cominciare.

“Cosa faccio se buco?”
Cambi la camera d’aria, gonfi e riparti. È un’operazione elementare che non dura più di 10 minuti, anche meno se ci fai la mano. A me l’ha insegnato mio papà quando ero piccolo e poi ho fatto esperienza con innumerevoli forature facendo mountainbike nei boschi e me la sono sempre cavata. Se l’ho imparato io, puoi impararlo anche tu in un attimo. E poi posso tranquillizzarti, è rarissimo bucare facendo bike to work, a me è capitato una volta in 6 anni (per ora, ma non sono scaramantico e guardo ai dati).

“Il casco mi spettina, non voglio mettere il casco”
Nessuno ti obbliga a mettere il casco per andare in bicicletta al lavoro, non ti obbliga il codice della strada e nemmeno io. Se lo fai per sport come bdc o mtb allora sì, è d’obbligo per la tua sicurezza, ma per andare in giro per strada non lo è, e penso sia giusto così. Io lo indosso perché l’ho sempre indossato per sport e mi sento a mio agio, non perché mi è stato imposto.

«Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento»

Robert baden-powell

Cosa serve per cominciare ad andare al lavoro in bicicletta? Ti elenco il mio equipaggiamento.

  • La bicicletta:
    La bicicletta deve essere affidabile, quindi niente scassoni della nonna che cigolano, fate fatica e vi lasciano a piedi. Per andare al lavoro vanno bene le citybike, le mountainbike, le bici da corsa, le gravel e le bici elettriche. La scelta è da fare in base al percorso che farete, se è tutto asfalto liscio, se passerete da parchi o sentieri dissestati, se dovrete percorrere 2km o 20km, se presenta salite o è pianeggiante. Per quanto riguarda il budget io sono arrivato alla mediazione di una bici che deve essere abbastanza performante nel pedalare ma che, se mi dovesse venir rubata (non è ancora successo e spero non succeda mai), potrei comprarmene una col risparmio di meno di un anno di carburante usato per andare al lavoro.
    La mia bici è una bici da corsa entry level, la Triban 100 della Decathlon e la lascio, legata, nel parcheggio bici dove lavoro, dove ci sono le telecamere ma non ce l’ho sott’occhio tutto il giorno. Se potessi portarmi la bicicletta nella stanza dove lavoro penso che acquisterei una bici molto più performante.

  • Gli accessori:
    Le luci
    Per esperienza vi consiglio di montare sulla vostra bici le luci, anteriore (bianca) e posteriore (rossa) ed eventuali catarifrangenti su ruote e pedali. Più siete visibili e meglio è. Le luci lampeggianti vi rendono più visibili ai guidatori delle lucine fisse, quindi scegliete luci che abbiano anche quella modalità che, tra l’altro, vi fa durare le batterie più a lungo.
    In inverno o se esco dal lavoro tardi la sera io aggiungo sul manubrio anche un faretto bello potente da 7000 lumens per vedere dove metto le ruote lungo le strade e i sentieri bui.
    I Parafanghi
    Altro accessorio da montare che diventa indispensabile se si vuole fare commuting in bici sono i parafanghi. I parafanghi anteriore e posteriore saranno i vostri migliori amici per evitare di arrivare al lavoro coi pantaloni e la schiena bagnati e/o sporchi. Non solo mentre piove, ma anche quando è solo bagnato per strada o umido al mattino nei parchi.
    Il campanello
    Serve sempre perché non si è da soli in strada.
    Per non si sa quale motivo i pedoni che hanno a disposizione marciapiede e pista ciclabile cammineranno sempre sulla pista ciclabile. Anche se vedete in lontananza un cane col suo padrone un colpo di campanello per avvisare che ci stiamo avvicinando potrà essere utile al padrone per tranquillizzare il suo animale e magari evitare di restare col guinzaglio teso da un lato all’altro del sentiero creando una trappola per voi. Non abusate del campanello, spaventare le persone con una scampanellata improvvisa alle loro spalle non serve, un “drin drin” in lontananza darà il tempo ai pedone di decidere come comportarsi (spostarsi o fermarsi e lasciarvi passare).
    Il portapacchi
    Non è indispensabile, ma io, dopo anni senza, l’ho montato anteriormente perché mi permette di trasportare i pacchi che mi faccio consegnare al lavoro o lo zaino, così in estate non mi suda la schiena.
    Il kit di riparazione
    Una borsa sottosella ha lo spazio per metterci una camera d’aria di scorta, i cacciagomme e un multitool. Sull’attacco del portaborraccia si può fissare la pompetta per gonfiare le gomme. Con questo kit ho tutto il necessario per riparare una foratura ed eventuali piccoli guasti al cambio e alla bici in generale. Lo tengo sempre montato sulla bici.

  • Lucchetti e catene:
    Le catene non le tengo agganciate alla bici perché mi dà fastidio che si muovano se vado su strade sconnesse, quindi le tengo nello zaino. Uso due grosse catene con lucchetto: una la uso per fissare il telaio e la ruota posteriore alla rastrelliera portabici. Una la uso per fissare la ruota anteriore al telaio. Il quick release è comodo ma rende anche facilissimo smontare una ruota per portarsela via. Se dovete legare la bici ad un palo consiglio un lucchetto a U per legare insieme telaio-ruota posteriore-palo.

  • L’abbigliamento:
    Elencherò quello che indosso suddiviso in: tempo caldo, mezze stagioni, tempo freddo, pioggia. Sicuramente c’è di meglio (e più costoso), le mie scelte sono un connubio di esperienza e parsimonia. Non uso per scelta un abbigliamento tecnico da bici perché devo percorrere solo 8 km circa praticamente pianeggianti. Se dovessi un giorno aumentare la distanza, penserei ad indossare il completino che uso per allenarmi con un comodo fondello, ma pedalando meno di 10km fatico anche a sudare.

    Tempo caldo:
    casco
    t-shirt
    pantaloni corti
    scarpe da running

    Mezze stagioni:
    casco
    antivento
    felpa
    t-shirt
    guanti leggeri
    jeans elasticizzati
    scarpe da running

    Tempo freddo:
    casco
    sottocasco
    softshell
    felpa
    t-shirt
    guanti invernali
    jeans elasticizzati
    gambali
    scarpe da running invernali

    Pioggia/bagnato:
    guscio impermeabile da alpinismo (il cappuccio sta sopra al casco)
    sovrapantaloni impermeabili
    scarponcini in gore-tex (in questo modo anche la caviglia è protetta da schizzi d’acqua)
    coprizaino impermeabile
    da aggiungere a tutto il resto che ho già elencato in base alla stagione. Ah! Portati nello zainetto un piccolo asciugamano e un paio di calze asciutte di cambio che non si sa mai.

Qualche consiglio personali per cominciare il bike to work, da parte mia ci metto l’esperienza e il desiderio di farti cominciare a pedalare.

Pianifica il tuo percorso
Studia le strade che portano al luogo di lavoro. Non per forza la strada più breve è la migliore. Prediligi le strade non trafficate e le piste ciclabili. Guarda se ci sono parchi che puoi attraversare per risparmiare tempo o anche solo per goderti un po’ di natura nel tragitto. Rispetta il codice della strada, evita di andare contromano, anche se per questo devi fare il giro dell’isolato.
Personalmente negli anni mi sono trovato tre diversi itinerari per andare e tornare dal lavoro:
1) quello più rapido, che faccio quando piove o se esco tardi di casa oppure se voglio tornare a casa il prima possibile. Circa 20 minuti.
2) quello più “verde”, che passa per alcuni parchi e che percorro quando non c’è fango per godermi un po’ di natura lontano dalle auto puzzolenti. Circa 24 minuti.
3) quello più ciclabile, che mi permette di stare il più possibile sulle ciclabili, ma sempre in città. Circa 23 minuti.
Come vedi le tempistiche cambiano poco e variare percorso mi permette di non stancarmi mai di percorrere sempre la stessa strada. Diceva Martha Medeiros nella sua poesia “Ode alla vita” che: «Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi […]» .
Prova il percorso un giorno in cui sei a casa e hai tempo per calcolarne tempi e distanze, così da essere pronto quando vorrai cominciare.
Infine, aggiungi un “tempo cuscinetto” perché qualche imprevisto può sempre capitare, per esempio una strada chiusa senza preavviso per lavori in corso o una foratura.

Tieni in ordine la tua bici
Che significa di prenderti cura del tuo mezzo di trasporto. Come l’auto ha bisogno delle revisioni, anche la bicicletta ha bisogno di essere controllata ogni tanto, lavata, oliata e regolata. Il vantaggio è che puoi farlo tu da solo/a a costo zero. Se non sai come fare chiedi ad un amico esperto o guarda su YouTube che ci sono migliaia di video sulla manutenzione della bicicletta. Un consiglio: controlla che la bici sia in ordine quando la metti via a casa o in garage, non la mattina quando sei di fretta e devi andare al lavoro. Un altro consiglio: la pioggia lava via l’olio della catena, dopo che hai pedalato sotto la pioggia asciuga la trasmissione e dalle una lubrificata.

Tieni in ordine te stesso
Non diventare il collega puzzolente. Se non hai la possibilità di fare la doccia, portati un cambio pulito, datti una sciacquata nel lavandino o usa delle salviette profumate. Porta sempre con te un deodorante e un piccolo asciugamano. Se piove portati un paio di calze di scorta anche se, come me, indossi scarponcini in gore-tex, non è bello passare una giornata di lavoro coi piedi umidi. Tieni al lavoro un kit di emergenza qualora dovessi venire sorpreso da un temporale estivo e non ti eri abbigliato in maniera adatta per andare al lavoro.
Un consiglio per esperienza: in inverno e nelle mezze stagioni quando esci di casa non devi partire avendo già caldo, ingolfato come l’omino Michelin, ma devi sentire un pochino di freddo addosso. Ti scalderai pedalando e arriverai al lavoro senza sudare.

Segnala quello che fai
Come le auto sono dotate di frecce, anche noi in bicicletta dobbiamo segnalare le nostre svolte. Le nostre frecce sono le nostre braccia, usiamole sia prima di ogni svolta, sia quando dobbiamo spostarci per evitare un ostacolo, come una grossa buca o un cartello di lavori in corso.

Sempre all’erta! E cerca di prevedere il futuro
Niente sfere di cristallo, ma dobbiamo essere consapevoli che quando pedaliamo siamo vulnerabili, soprattutto se confrontati ai SUV da qualche tonnellata che circolano insieme a noi in strada (ma anche scontrarsi con un monopattino può avere spiacevoli conseguenze), quindi non basta comportarsi bene seguendo il codice della strada. Tieni sotto controllo quello che accade intorno a te: guarda oltre l’auto che hai davanti, per prevedere se frenerà improvvisamente, tieni d’occhio il pedone che cammina verso le strisce pedonali e che le raggiungerà più o meno quando passerai anche tu, ogni tanto voltati e dai un’occhiata con la coda dell’occhio a quello che succede dietro di te, soprattutto se ti appresti a svoltare. Man mano che aumenterà l’esperienza ti accorgerai che certi comportamenti diventeranno automatici.

Rispetta il codice della strada ma prenditi i tuoi spazi
Non andare contromano, è vietato in bicicletta come in auto. Non pedalare sui marciapiedi, la strada e le piste ciclabili sono lo spazio giusto dove muoversi in bici. Procedi mantenendo la destra se la strada è sgombra. Se devi attraversare una strada trafficata sulle strisce pedonali, scendi dalla bici e attraversa camminando con la bici a mano. Insomma, siamo tutti anche automobilisti e pedoni e sappiamo quando una persona in bicicletta fa una cosa sbagliata. Cerchiamo di non essere noi quella persona per gli altri.
Detto questo, prenditi i tuoi spazi! La strada è nostra come degli automobilisti e abbiamo diritto di esigere il nostro spazio. Quando arrivi ad una rotonda resta al centro della corsia di marcia tenendo le automobili dietro di te, in questo modo eviterai che ti taglino la strada se devono svoltare a destra o ti blocchino l’uscita dalla rotonda se ti superano sulla destra (in Svizzera ho visto cartelli segnaletici che invitavano i ciclisti a comportarsi proprio così, in Italia mi sa che sono ancora un miraggio). Se vedi una buca o un tombino particolarmente profondo che potrebbero risultare pericolosi non temere di spostarti verso il centro della carreggiata per evitarli. Se stai pedalando lungo una strada stretta o piena di curve cieche e l’auto dietro ti sta addosso non preoccuparti, continua a pedalare finché non ci sarà lo spazio perché ti possa sorpassare, ha un motore, non sta facendo alcuna fatica e quindi non ha motivo di mettere fretta anche a te, siete entrambi utenti della strada e avete lo stesso valore. Certo che a volte la convivenza in strada può essere faticosa, e quindi ecco il prossimo consiglio.

Non ti arrabbiare
Facile a dirsi, io mi sono incavolato una marea di volte con automobilisti distratti, arroganti, pericolosi. E più si accorgono di avere torto (per esempio mi è capitato che un’automobilista non rispettasse uno stop e quasi mi centrasse in pieno), più si arrabbiano. Ma ho imparato una cosa negli anni: arrabbiarsi non porta alcun vantaggio, ci mette addosso solo malumore. Immagina questo: se una persona ti dona un regalo e tu non l’accetti, a chi rimane il regalo? Rimane in mano a chi te l’ha offerto. La stessa cosa devi pensare se ti dovessero insultare per un qualsiasi motivo, soprattutto non per colpa tua. Se qualcuno mi taglia la strada o mi sorpassa con una manovra azzardata o non mette la freccia per svoltare e poi ha anche da ridire da dentro la sua scatola di metallo, gli sorrido, perché lui si è appena rovinato la giornata tenendosi un insulto che io non ho accettato.

E ricorda che scegliere di andare al lavoro in bicicletta vuol dire avere il lusso di scegliere di non usare l’auto, e ogni volta che pedalo verso il lavoro sorrido pensando a quanto sono fortunato di poterlo fare. Forse è per questo che pedalo col sorriso.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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