Anello Rifugio Buzzoni e passo del Toro

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Località di partenza: via ai Forni, Introbio LC (600 m)
Dislivello salita totale: 1645 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 3.5 ore / 6.5 ore
Quota massima raggiunta: 2060m, monte Foppabona
Distanza percorsa: 21,7 km
Attrezzatura: normale da escursionismo, ramponi utili in inverno se si sospetta presenza di neve
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: rifugio Buzzoni
Presenza di acqua: no
Riassunto itinerario: Introbio > Cost de San Martin > pineta di Mezzacca > Fo de Tè > rifugio Buzzoni > Passo del Gandazzo > zucco del Corvo > passo del Toro > cima del Corvo > monte Foppabona > bocchetta di Foppabona > bocchetta di Pianca > baite La Pianca > Introbio

Insieme al Rifugio Grassi, il rifugio Buzzoni è uno di quei pochi rifugi rimasti che ancora si possono raggiungere solo a piedi (o con l’elicottero). Il nostro itinerario non si ferma al rifugio, ma sale ulteriormente aggiungendo dislivello (e panorama) alla gita in modo da compiere un anello. L’unico tratto che potrebbe risultare pericoloso è il Passo del Toro, un passaggio esposto che, con neve, necessita la giusta attrezzatura per essere affrontato. In presenza di neve, dallo zucco del corvo si segue la cresta e non il sentiero a mezzacosta. Lo consiglio a chi vuole fare un giro in Valsassina sopra Introbio ma stando lontani dal caos della Val Biandino che nel weekend si riempie di gente.

Parcheggiata l’auto in via ai Forni ad Introbio, imbocchiamo la ripida strada (via alle Ville) seguendo le indicazioni verso la Val Biandino. Possiamo seguire la strada carrozzabile o, come abbiamo fatto noi all’andata, prendere il taglio che passa dal Belvedere sulla cascata della Troggia e taglia qualche tornante.

Raggiunto un evidente bivio, anziché proseguire per la Val Biandino, svoltiamo in salita seguendo le indicazioni per il Rifugio Buzzoni.

Si giunge ad una strada sterrata pianeggiante che passa da alcune belle casette. La seguiamo fino a trovare un sentiero che parte dal primo tornante e si inoltra nella valle. Lo seguiamo in salita fino a tornare sulla sterrata dove incontriamo la targhetta “Cost de San Martin e Poz d’ol Diaol” (vedi foto).

Superato il torrente Daggio inizia la salita dentro la meravigliosa pineta di Mezzacca. Il sentiero si fa via via ripido e sale a zig-zag fino a raggiungere una radura dove c’è, o forse sarebbe meglio dire “c’era” il Fo de Tè: un meraviglioso faggio monumentale di più di 500 anni che nel 2011 è stato colpito da un fulmine che ne ha rotto alcuni enormi rami e portato la pianta alla morte.

Dalla radura si sale lungo un sentiero a schiena d’asino in un bosco di betulle e si rientra nella valle lungo uno stretto sentiero che porta al Rifugio Buzzoni.

Fatte un paio di foto al Grignone, proseguiamo la salita fino a giungere in pochi minuti al Passo del Gandazzo (1661m).

Da qui prendiamo il sentiero 107 vero il Passo del Toro e il Rifugio Grassi.

Lasciata la vegetazione alle spalle, si sale su bei prati sferzati dall’aria fresca. Giunti allo zucco del corvo, poiché c’è ancora neve, decidiamo di seguire il sentiero che supera il passo del Toro con un canalino in discesa, aiutati da catene. La vista sul Pizzo Tre Signori è magnifica.

Superato il passaggio più ostico della gita (soprattutto se c’è neve), seguiamo la cresta della cima del Corvo e del Monte Foppabona causa neve. In assenza di essa, il sentiero passa a mezzacosta sulle pendici est e permette di evitare un po’ di dislivello.

Si giunge così alla Bocchetta di Foppabona. Da qui vediamo bene il Pizzo Tre Signori e il rifugio Grassi. Volendo allungare l’anello si può proseguire e scendere in Val Biandino. Noi, che conosciamo già quel sentiero, decidiamo di scendere dalla bocchetta di Foppabona direttamente verso Introbio ed “esplorare” questo sentiero mai battuto né da me né da Gloria.

Iniziamo a scendere in questa valle un po’ più selvaggia di quelle che stanno attorno, forse perché non porta ad alcun rifugio. La discesa attraversa zone rocciose e zone boschive e sembra non finire mai. Dopo quasi un migliaio metri di discesa incontriamo una strada in costruzione. Non so cosa collegherà, ma sembra fuori posto qui. Individuiamo il sentiero originale che taglia questa nuova traccia scavata da ruspe e lo seguiamo fino ad inoltrarci nuovamente nel bosco e sbucare fuori alle belle casette sopra Introbio, sulla strada pianeggiante che avevamo percorso all’andata. Seguiamo la strada in discesa fino a tornare all’asfalto e poi alla macchina.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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