Ferrata Carbonari

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Località di partenza: Vò di Moncodeno (1436 m) (LC)
Dislivello salita totale: 1252 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 2,5/5 ore
Quota massima raggiunta: Vetta Grigna Settentrionale (2410 m)
Distanza percorsa: 14,2 km
Attrezzatura: normale da escursionismo (per i più preoccupati kit da ferrata)
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: rifugio Bietti – Brioschi (andata) – rifugio Bogani (sulla via del ritorno)
Presenza di acqua: scarsa lungo il sentiero, presente nei rifugi
Riassunto itinerario: Cainallo > Porta di Prada > rifugio Bietti > sentiero 26 > ferrata carbonari > rifugio Brioschi > via della Ganda > rifugio Bogani > Cainallo

Kit o non kit? Porto l’imbrago oppure no? Questi i dubbi che ci hanno assalito prima della partenza per questa via indicata come “ferrata” in alcune descrizioni, e come “sentiero attrezzato” in altre. Decidiamo di lasciare a casa il nostro set da ferrata, e procedere rapidi e leggeri con solo l’attrezzatura da escursionismo. Per maggiore sicurezza e per i più inesperti potrebbe essere necessario portare con sé il kit da ferrata, prestando comunque molta attenzione al percorso.

Dopo aver caricato lo zaino, decidiamo quindi di raggiungere la vetta della Grigna Settentrionale percorrendo la ferrata CAI Mandello al sasso Carbonari. L’avvicinamento non è breve. Si lascia l’auto al parcheggio di Vò di Moncodeno (è possibile pagare il ticket al totem di fronte all’Albergo Rifugio Cainallo con monete o con bancomat). Si prende il sentiero n° 24 che parte al termine dell’area di parcheggio, inerpicandosi su nel bosco nei primi tratti di salita. Dopo circa 20-30 minuti di cammino si segue a destra l’indicazione per “rifugio Bietti” lungo una ripida ma breve salita. Si giunge così alla famosa Porta di Prada, punto panoramico e commemorativo. Oltrepassato questo tratto in poco tempo si raggiunge il rifugio Bietti – Buzzi (1719 m).

Si prosegue oltre il rifugio, seguendo il sentiero n° 15 e successivamente il n° 26, prestando attenzione ai cartelli che indicano la via verso la ferrata. Dopo circa 2 ore termina quindi l’avvicinamento. Il tratto attrezzato inizia con un breve tratto in discesa da percorrere con l’aiuto di catene, seguito dalla risalita su una scala verticale. Si alternano poi staffe, corde lasche e qualche scala. Non risulta mai eccessivamente impegnativa, è sempre utile prestare attenzione nei punti più esposti. Si alternano tratti attrezzati a tratti di sentiero che permettono di risalire lungo la cresta nord-ovest dell’omonimo Sasso dei Carbonari (deve il suo nome all’antica presenza di fucine per la fabbricazione del carbone tramite combustione anaerobica). Risulta necessario fare dei semplici passaggi di arrampicata di II grado sulle rocce. Osservando il paesaggio verso ovest, si staglia proprio di fronte all’osservatore il Sasso Cavallo e, più sotto, il lago; nelle giornate più limpide in lontananza, in direzione sud, si intravedono gli Appennini. La ferrata dura poco più di due ore termina ad un bivio: da una parte il sentiero n° 15 (caminetto attrezzato) che riporta al rifugio Bietti, dall’altra il sentiero n°33 che porta in cima. Si prosegue quindi lungo quest’ultimo sentiero e in circa 20 minuti si raggiunge la vetta della Grigna Settentrionale (2410 m), dove campeggia il rifugio Brioschi.

Dopo le foto di rito alla croce e un po’ di riposo, inizia la lunga discesa che ci riporta al parcheggio. Decidiamo di scendere lungo la via della Ganda. Questa via scende dapprima molto ripida, con presenza di funi e cavi, poi degrada fino ad arrivare a pendenze meno impegnative per le articolazioni. Si raggiunge in circa 1 ora il rifugio Bogani (1816 m) e, proseguendo nella boscaglia in discesa, si torna infine al parcheggio di Vò di Moncodeno da dove siamo partiti.

About the author

Cresciuta tra piacevoli estate montane: dalle prime timide passeggiate ad oggi, con lunghe camminate ed ampi dislivelli. Da pochi anni ha aggiunto le due ruote, per esplorare il mondo ad una velocità diversa. Tutto condito dalla passione per l'outdoor, gli splendidi paesaggi, le notti in tenda. I piedi sempre pronti a camminare e pedalare, gli occhi aperti per esplorare e conservare fotogrammi di esperienze.

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