Invernale al monte Sodadura

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Località di partenza: SP 64 Loc. Campuscedo, Moggio LC (1214 m)
Dislivello salita totale: 925 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 3.5 ore / 6.5 ore
Quota massima raggiunta: 2010 m, vetta monte Sodadura
Distanza percorsa: 21,44 km
Attrezzatura: ciaspole e ramponi/ramponcini in inverno
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: numerosi rifugi ai Piani di Artavaggio
Presenza di acqua: sorgente sulla via di salita ai Piani di Artavaggio
Riassunto itinerario: SP64 Loc. Campuscedo > Piani di Artavaggio > Rif. Nicola > Monta Sodadura > chiesetta Piani di Artavaggio > SP64 Loc. Campuscedo

Provenendo da Lecco, a circa 1 km prima del passo della Culmine San Pietro, si parcheggia lungo la strada provinciale 64 in località Campuscedo, dove c’è spazio per qualche auto e si vede un’evidente strada agrosilvopastorale che si stacca dalla provinciale ed entra in un bosco.

Se l’innevamento lo permette, calziamo subito le ciaspole all’inizio della strada, battuta solo da motoslitte in inverno e jeep in estate, che riforniscono i numerosi rifugi presenti ai Piani di Artavaggio.

La salita non è mai ripida ma è decisamente lunga, meglio affrontarla con calma e godersi le faggete e gli scorci sull’altopiano Valsassina (quindi i paesi di Cremeno, Maggio, Moggio) e sulle Grigne.

Dopo circa 8 km di cammino la visuale si apre sui Piani di Artavaggio: il monte Sodadura si presenta come un’enorme piramide che sovrasta i piani.
Passiamo davanti all’abbandonato Albergo Sciatori e, all’altezza del Rif. Casari, inizia la ripida strada che porta al Rif. Nicola (caratteristico per il suo tetto spiovente che pare una piramide bianca, come un Sodadura in miniatura).

Seguendo le paline segnaletiche e le tracce di altri ciaspolatori o scialpinisti, raggiungiamo la base della cresta nord del monte Sodadura.

Lasciamo le ciaspole ben fissate nella neve (le recupereremo al ritorno) e calziamo i ramponi, ci permetteranno di percorrere la cresta finale e un breve salto roccioso in sicurezza. In base alle condizioni del manto nevoso possono essere sufficienti anche i ramponcini.

Sulla vetta, a 2010m, troviamo la croce e una madonnina dorata che domina i Piani di Artavaggio. Da qui si apre un panorama vastissimo a trecentosessanta gradi. Verso il Lago di Como vediamo le cime principali, dal Resegone al Legnone passando per le Grigne e, dietro, la catena del Monte Rosa. Verso Nord il Pizzo Tre Signori e tutte le orobie e le prealpi bergamasche.
Nelle giornate limpide si vede l’appennino Ligure, il Cervino e il Monviso.

Dopo esserci rifatti gli occhi, torniamo per la stessa via di salita.

Dal rifugio Nicola, per divertirsi, consiglio di tagliare dritti nella neve fresca verso i Piani di Artavaggio seguendo i pali del vecchio skilift, che ormai non esiste più.

Una volta terminata la ripida discesa, una deviazione alla caratteristica chiesetta “Maria Santissima Madre della Chiesa” è d’obbligo. L’altare è costituito di pietra calcarea della zona e le pareti di legno sono coperte di affreschi.

Lungo la stessa strada agrosilvopastorale che ci parrà interminabile, torniamo alla macchina con un bel chilometraggio nelle gambe (per questo motivo abbiamo messo tre stelline *** di impegno).

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Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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