La traversata della Val Grande

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Località di partenza: Fondo Li Gabbi, Val Loana, Malesco 1252 m s.l.m.
Dislivello salita totale: 750m dislivello (giorno 1) + 1082m dislivello (giorno 2)
Numero di giorni: 2
Tempo di percorrenza complessivo: 10.5 ore
Quota massima raggiunta: 1861m, Cappella di Terza
Distanza percorsa: 30 km
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: bivacchi sempre aperti all’alpe Scaredi, all’Alpe in La Piana, alla colma di Premosello
Presenza di acqua: numerose fonti d’acqua il primo giorno, poche il secondo, si raccomanda almeno 1,5l di acqua a testa.
Riassunto itinerario: Fondo Li Gabbi > Alpe Scaredi > In La Piana > La Colletta > colma di Premosello > alpe Lut > Colloro

La Val Grande è la più grande area wilderness d’Italia. Quando nel dopoguerra boscaioli e alpigiani hanno abbandonato la valle, l’immensa foresta ha ricominciato a espandersi. Poi, negli anni settanta, si è tornati a guardare a questo misterioso patrimonio naturale. Con l’istituzione del Parco nazionale Val Grande l’area è diventata un luogo magnifico dove ritrovarsi immersi in una natura vergine, ricco di sentieri ben segnalati ma con la certezza di non incontrare molta altra gente.

La traversata Malesco – Colloro è la “classica” traversata che, dalla Val Vigezzo, conduce fino all’Ossola, passando per il cuore della Val Grande e toccando tutti gli ambienti più caratteristici del Parco.

1° Giorno

Da Malesco risaliamo in auto la strada asfaltata che porta a Fondo Li Gabbi in val Loana, dove parcheggiamo in un ampio parcheggio al termine della strada.

Zaini in spalla e si inizia a camminare in piano lungo la valle, direzione sud. Noi decidiamo di attraversare subito il ponticello e camminare nei prati, ma si può anche restare sulla gippabile sulla destra orografica del torrente Loana.

Arrivati a Le Fornaci, usate un tempo per la cottura della calce, inizia la salita più faticosa della giornata, ma siamo belli freschi e, nonostante i pesanti zaini, arriviamo all’alpe Cortenuovo dove iniziamo a trovare tracce di neve! Siamo ai primi di Giugno e a questa quota non si è ancora sciolta del tutto. Seguendo il sentiero a destra dell’alpeggio si giunge alla Cappella di Terza (1861m), compiendo fin qui un’ascesa dal parcehggio di circa 600m di dislivello.
Alle nostre spalle gli ultimi segni di civiltà (il parcheggio, il rifugio, le casette di Fondo Li Gabbi), davanti a noi, invece, si spalanca la Val Grande mostrando tutto il suo lato “wild”!

Ci buttiamo a capofitto in discesa lungo ripidi tornanti, passando dalla vegetazione rada fatta di erba e cespugli, al fitto bosco di una magnifica faggeta.
Le paline segnaletiche non sono abbondanti ma sono posizionate bene ed è (quasi) impossibile perdersi, il sentiero che percorre la valle è uno solo.
Si scende dolcemente fino al Rio Valgrande che si attraversa su un caratteristico ponte sospeso e una breve salita porta, dopo 12km circa di cammino, al prato di In La Piana.

Qui ci sono una fontana, una casermetta del Corpo Forestale dello Stato e 3 bivacchi sempre aperti (Attenzione! Causa Covid, da Marzo 2020, potrebbero non essere più aperti. Controllare la disponibilità sul sito del Parco).

Grazie alla partenza all’alba da casa, è primo pomeriggio. Lasciamo i pesanti zaini nel bivacco centrale e scendiamo di nuovo al Rio Valgrande per “puciare i piedi” nell’acqua ghiacciata e ci godiamo un po’ di relax sui grossi massi nel torrente.

Nel pomeriggio giungeranno altri trekker e dei simpatici e generosi toscani ci offriranno un piatto di pastasciutta al pomodoro cucinato sul fuoco. Poi tutti a nanna.

2° Giorno

Colazione preparata sul nostro fornello ad alcool e siamo pronti per mettere in spalla lo zaino e portare a termine questa traversata.

Da In La Piana si segue un sentiero inizialmente in leggera salita in una bella faggeta, aggirando le pendici del monte Mottac, per poi scendere fino al Rio Val Gabbio che si supera su un ponticello.

Ora inizia la parte dura della giornata: un’interminabile salita in un bosco di conifere fino all’Alpe Colletta dove il sentiero diminuisce la pendenza.
Ma non bisogna pensare che sia finita, dopo l’Alpe Serena comincia di nuovo una ripida salita che ci porta fuori dalla quota degli alberi fino alla Colma di Premosella, la porta occidentale della Val grande.
Qui si trova il bivacco della Colma, sempre aperto e buon punto di partenza per raggiungere la Punta Proman (2089m).

Dopo una breve pausa dove riempiamo le borracce e sgranocchiamo qualcosa, si scende il ripido sentiero nel versante ossolano perdendo velocemente quota e seguendo le indicazioni per Lut.
Sotto l’Oratorio dell’Alpe Lut parte un sentiero che conduce fino alla strada sterrata che seguiamo fino a Colloro.

Per chi, come noi, ha deciso di venire con un’auto sola (quindi senza aver lasciato un’auto all’arrivo per poter tornare a prendere quella parcheggiata a Fondo Li Gabbi) si scende, percorrendo il sentiero che taglia i tornanti della strada asfaltata, fino alla stazione ferroviaria di Premosello-Chiovenda.

Dalla stazione di Premosello, si prende un treno fino a Domodossola e qui si cambia, prendendo il famoso trenino Centovalli (SSIF Centovalli).
Il trenino della Val Vigezzo parte da Domodossola e arriva a Locarno (CH) lungo una ferrovia a scartamento ridotto e con vagoni panoramici che permettono di ammirare il paesaggio circostante.
Noi prendiamo un biglietto per Malesco e ci godiamo questo momento di relax meraviglioso, con gli occhi che guardano fuori dal finestrino e la mente già straripante di ricordi di questa traversata.
Da Malesco c’è un servizio navetta che porta a Fondo Li Gabbi, ma se siete fuori stagione come noi non resta che incamminarci sulla lunga strada asfaltata che ci riporterà alla macchina, facendo l’autostop nella speranza che qualcuno abbia voglia di darci un passaggio (non siamo stati così fortunati e ci siamo fatti una bella camminata fino a Fondo Li Gabbi, meritandoci una bella merenda a Santa Maria Maggiore, sulla via del ritorno).

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

Comments

  1. È bello seguirvi! Con molta meno fatica di quella che fate voi, mi portate in posti molto belli, con un bel reportage fotografico. Le escursioni sono descritte molto bene e invogliano a ripetere l’impresa…GRAZIE

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