Monte Palanzone e dosso dell’Asino

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Località di partenza: Alpe del Vicerè, Albavilla CO (900 m)
Dislivello salita totale: 657 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 1,45 ore / 3 ore
Quota massima raggiunta: 1435m, vetta monte Palanzone
Distanza percorsa: 11,38 km
Attrezzatura: normale da escursionismo
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: ristorante Cacciatori, rif. Capanna Mara, rif. Riella
Presenza di acqua: fontanella alla partenza nei pressi del Jungle Raider Park
Riassunto itinerario: Alpe del Vicerè > Capanna Mara > Bocchetta di Lemna > Dosso dell’Asino > Bocchetta di Palanzo > Monte Palanzone > rif. Riella > Bocchetta di Palanzo > Bocchetta di Lemna > Capanna Mara > Alpe del Vicerè

Il monte Palanzone è un punto strategico per godersi il sole tramontare perché sul suo versante occidentale non ha alberi a bloccare la vista sul ramo di Como del lago, e anche verso est si può ammirare il gruppo delle Grigne illuminarsi di arancio con gli ultimi raggi del sole.

Lo presentiamo come giro serale anche se il percorso per la vetta, dall’alpe del Vicerè, non è breve come quello per la Classica notturna al Bolettone, va bene per chi esce dal lavoro presto oppure per una gita di mezza giornata da fare nel weekend.

Lasciata l’auto nel parcheggio dell’Alpe del Vicerè, seguiamole indicazioni verso Capanna Mara, percorrendo un tratto di strada asfaltata e poi la mulattiera che, con alcune rampe belle ripide, porta al rifugio in circa 40 minuti.

Superato il rifugio, all’altezza del pennone di una bandiera, prendiamo il sentiero a sinistra che, a mezzacosta, in 5 minuti raggiunge la Bocchetta di Lemna. Seguiamo le indicazioni per il monte Palanzone e la dorsale su sentiero bello largo e pianeggiante.

Quando la strada principale svolta verso destra, dritti davanti a noi troviamo le indicazioni per salire sulla dorsale del Pizzo dell’Asino (detto anche Dosso dell’Asino, per la sua forma che somiglia alla schiena di un asinello).

Il sentiero si presenta stretto e molto ripido, dopo le piogge anche un bel po’ scivoloso. Si sbuffa in salita, ma, stoici come muli, a testa bassa arriviamo in un attimo in vetta.

Dopo aver tirato il fiato e ammirato la vista da quassù, proseguiamo verso nord, in discesa, fino alla Bocchetta di Palanzo.

Anche qui, seguiamo le indicazioni della palina segnaletica del CAI e prendiamo il sentiero di cresta che, ripido, risale prima i boschi e poi i prati del versante sud del Palanzone. Bisogna tener duro anche se le gambe cominciano ad irrigidirsi e in breve si intravede la sommità dell’obelisco che si trova sulla sommità del monte Palanzone.

Il panorama spazia sui versanti del Lago di Como e su tutte le alture del Triangolo Lariano, a 360°.

Attorno all’obelisco c’è un muretto che funge da panchina per riposarsi, bere qualcosa e ripararsi dal vento che, anche le sere d’estate, fa crollare la temperatura (il che è un bene se si vuol rifuggire la canicola della città).

A noi Riccisportivi non piace percorrere lo stesso itinerario dell’andata, così decidiamo di scendere verso ovest su un ripido sentiero che porta proprio sopra al rifugio Riella. Dal rifugio prendiamo l’ampia mulattiera della dorsale del Triangolo Lariano in direzione sud, fino a raggiungere la Bocchetta di Palanzo.

Da qui non risaliamo al dosso dell’Asino ma proseguiamo sull’ampio sentiero della dorsale che, pianeggiante, ci riporta alla Bocchetta di Lemna. Ormai si è fatto buio e abbiamo acceso le torce frontali. Quando non ci si vede è sempre meglio percorrere sentieri ampi e ben segnalati.

Per tornare alla Capanna Mara seguiamo la dorsale in salita e poi, ad un bivio, prendiamo la strada cementata che scende ripida fino al rifugio. Ora non ci resta che ripercorrere la strada sterrata fatta all’andata fino a tornare al parcheggio all’Alpe del Viceré.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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