Rifugio Pesciola dall’Armisa

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Località di partenza: Ca’ Pizzini, centrale dell’Armisa (1040 m)
Dislivello salita totale: 1000 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 2.5 ore / 4.5 ore
Quota massima raggiunta: 2004m, rifugio Pesciola
Distanza percorsa: 11,7 km
Attrezzatura: ciaspole o attrezzatura skialp in inverno
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: rifugio Pesciola
Presenza di acqua: fontanella davanti al rifugio
Riassunto itinerario: Centrale Armisa > località Foppe > alpeggio Campelli > intersezione GVO > rifugio Pesciola > intersezione GVO > alpeggio Campelli > località Foppe > Centrale Armisa

Ottima meta durante tutto l’anno, con la giusta attrezzatura. Sul sito del Rifugio Pesciöla trovate le informazioni per informazioni, chiavi e prenotazioni. Nella nostra descrizioni descriverò l’itinerario invernale.

Posto in posizione panoramica su un dosso che divide la val d’Arigna dalla val Malgina, il rifugio pesciola è un gioiellino di rifugio da raggiungere su sentieri poco frequentati, come tante valli sul lato nord delle Orobie Valtellinesi (il che è solo positivo).

Giunti alla centrale idroelettrica dell’Armisa, in val d’Arigna, dopo aver percorso una strada sterrata che parte dalla frazione di Fontaniva (Comune di Ponte in Valtellina), seguiamo per una cinquantina di metri la strada che sale sulla sinistra del cancello della centrale e parcheggiamo nel comodo spiazzo. Ci incamminiamo lungo le ripide e faticose rampe cementate (attenzione al ghiaccio vivo in inverno) che portano fuori dal bosco alla località Foppe, dove ci troviamo in mezzo a prati con varie baite ed un cartello informativo con sentieri e indicazioni.

Troviamo già le indicazioni per il rifugio e seguiamo la strada che sale verso le Baite Moretti (1500m), e poi su, fino all’alpeggio di Campelli.

Qui una palina segnaletica indica due opzioni per raggiungere il rifugio: la via estiva, che sale ripida nel bosco, e la via invernale, che prosegue lungo un pendio in salita, in direzione della valle. Seguiamo l’itinerario invernale (nel periodo estivo si può fare un giro ad anello salendo dal percorso estivo e scendendo dall’invernale o viceversa).

Da questo momento si cercano i bolli bianco-rossi del CAI sulle rocce e sui tronchi dei larici. In inverno non sono di facile individuazione causa neve, ma con un po’ di dimestichezza per l’ambiente alpino, non è difficile immaginare da dove salga il sentiero.

Saliamo tra alberi radi. Giunti a quota 1900m si svolta verso sinistra/verso monte, il sentiero compie un paio di larghi tornanti che ci avvicinano alla dorsale, dove incrociamo la bellissima GVO (Gran Via delle Orobie). Seguiamo la traccia verso nord, ormai sulla dorsale e passando in mezzo a grandi rocce, scorgiamo dall’alto il retro del rifugio Pesciola.

Scendiamo qualche metro e raggiungiamo il rifugio. Da qui la vista spazia sui giganti delle Orobie verso sud e sulla val d’Arigna e sulla val Malgina verso nord. Il rifugio è in genere chiuso e bisogna richiedere le chiavi alla sottosezione CAI di Ponte in Valtellina (si tratta di un rifugio auto-gestito). Poco distante c’è anche un bivacco invernale, sempre aperto per emergenze, ma decisamente spartano.

La discesa, in inverno, avviene per la medesima via di salita. Con le ciaspole seguiremo la stessa traccia, con gli sci, arrivati all’intersezione col GVO, si può scendere direttamente verso le Baite Michelini oppure trovare neve vergine ai lati dell’itinerario seguito in salita.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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