San Fedelino e stagno di Peschiera

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Località di partenza: Dascio CO (200 m)
Dislivello salita totale: 980m
Tempo di percorrenza complessivo: 5 ore
Quota massima raggiunta: 614m, panorama dopo lo stagno di Peschiera
Distanza percorsa: 18 km
Attrezzatura: normale da escursionismo
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: bar/ristoranti a Dascio e ad Albonico
Presenza di acqua: fontana al Sasso di Dascio
Riassunto itinerario: Dascio > Sasso di Dascio > Albonico > Stagno di Peschiera > salto delle capre > tempietto San Fedelino > Sasso di Dascio > Dascio

Gita varia con meravigliosi scorci sul lago di Mezzola e sulle montagne circostanti e con due obiettivi: lo stagno di Peschiera e il tempietto di San Fedelino. Se si vuole accorciare e diminuire il dislivello complessivo, si può decidere di percorrere solo l’escursione da Dascio al tempietto di San Fedelino.

Lasciata l’auto a Dascio, nel parcheggio sul lungolago o nel parcheggio sovrastante di via Bruga (pochi posti auto), iniziamo a salire verso il Sasso di Dascio, un balcone super panoramico sul lago di Mezzola e sulla Riserva Naturale del Pian di Spagna.

Il primo obiettivo della giornata è lo stagno di Peschiera, un laghetto nascosto di origine glaciale che rappresenta un’area di notevole interesse geologico e naturalistico.

Giunti ad un bivio nei pressi di un antico castagno di età stimata di ben 165 anni, troviamo una palina segnaletica. Seguiamo a sinistra le indicazioni verso “Stagni di Peschiera, 1.30 ore”.

Dopo una ripida salita raggiungiamo l’abitato di Albonico, che attraversiamo seguendo i bolli bianco/rossi e seguiamo una strada forestale (via Peschiera), larga e che ci permette di passeggiare affiancati e chiacchierare lungo la salita fino a raggiungere lo stagno nascosto. Noi lo troviamo mezzo ghiacciato e mezzo no, nel mese di Febbraio. Proseguendo qualche centinaia di metri, raggiungiamo un punto panoramico sulla Valchiavenna.

Ritorniamo sui nostri passi e ripercorriamo la strada gippabile in discesa. Dopo una serie di brevi tornanti, troviamo (scendendo) un sentiero che si stacca sulla sinistra, con indicazioni per San Fedelino. In breve ci ricolleghiamo con il sentiero che arriva direttamente da Dascio (e che percorreremo al ritorno) e che seguiamo verso nord-est, direzione San Fedelino.

Il sentiero dapprima risale e poi scende bruscamente verso il lago.

Seguiamo le indicazioni verso San Fedelino EE (per escursionisti esperti) che ci porta al cosiddetto “salto delle capre”, una sporgenza rocciosa con vista sul lago di Mezzola e una caraibica spiaggetta che raggiungeremo più tardi.
Adesso bisogna stare concentrati. Il sentiero si snoda ripido e ricco di roccette, a picco sulla pietraia poco distante dal tempietto di San Fedelino del X Secolo.

Finalmente a livello del lago, proseguiamo verso sud per andare a vedere la spiaggia dove c’è un piccolo molo e che è punto di approdo se si vuol raggiungere San Fedelino col kayak, via lago.

Ci fermiamo e decidiamo di goderci un po’ il luogo.

Per il ritorno abbiamo deciso di non ripercorrere esattamente lo stesso itinerario, così seguiamo il sentiero che costeggia il fiume Mera in direzione di Samolaco. Dopo all’incirca 1 km, prendiamo la mulattiera che sale alla nostra sinistra e che ci riporterà alla deviazione per il salto delle capre. Da qui la salita si fa ripida e ripercorriamo il sentiero fatto all’andata, seguendo, però, le indicazioni che portano direttamente verso Dascio. Questo itinerario, non troppo conosciuto, ha avuto un’importanza storica notevole perché da qui passò Napoleone Bonaparte col suo esercito durante la discesa in Italia. Il sentiero che stiamo percorrendo, infatti, è un tratto dell’antica Via Regina.

Dopo aver superato un ponte in pietra sul torrente, in breve arriviamo all’antico castagno dove avevamo deviato ad inizio escursione. Da qui ripercorriamo la strada verso il Sasso di Dascio prima, e il paese di Dascio e il lungolago, poi, fino a tornare alla macchina.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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