Su dal Canalone Belasa giù da Paolo-Eliana

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Località di partenza: Valmadrera (300 m)
Dislivello salita totale: 1042 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 2,5/4 ore
Quota massima raggiunta: monte Moregallo (1276 m)
Distanza percorsa: 9,15 km
Attrezzatura: normale da escursionismo
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: nessuno
Presenza di acqua: sorgente Sambrosera
Riassunto itinerario: Valmadrera > cappella VARS > sorgente Sambrosera > canalone Belasa > monte Moregallo > bocchetta Sambrosera > selletta degli Orfani > sentiero Paolo-Eliana > cappella VARS > Valmadrera

Il canalone Belasa è un sentiero attrezzato che dalla bocchetta di Sambrosera porta in cima al monte Moregallo in maniera più divertente rispetto alle altre vie di salita. Non necessita di attrezzatura da ferrata ma presenta qualche paretina di roccia superabile facilmente grazie alle catene ma su cui prestare attenzione. Sconsigliamo di percorrerlo dopo recenti piogge e, mentre si sale, stiamo attenti a non far cadere sassi. Decidiamo di scendere dal sentiero Paolo e Eliana per percorrere una sorta di anello sul versante sud del Moregallo.

Lasciamo l’auto in via San Carlo Borromeo, a Valmadrera, per proseguire a piedi lungo la mulattiera che sale verso San Tomaso. All’altezza del tornante della cappellina VARS prendiamo il sentiero sulla destra seguendo le indicazioni per Sambrosera.

Il sentiero entra nel bosco e, in breve, inizia a salire. Dopo breve, sulla destra vediamo l’uscita del sentiero Paolo e Eliana, che faremo al ritorno, noi proseguiamo in salita fino a raggiungere la Sorgente Sambrosera dove c’è una fonte per dissetarci. Lungo il percorso di vedono numerose “casote”, dei ripari di pietra con il tetto coperto di terra, tipici della zona.

Dalla fonte, una palina segnaletica ci indica la via da seguire per il canalone Belasa.

Risaliamo un sentiero roccioso e ripido che, in breve, ci porta ad immergerci nel cuore del Moregallo, in uno splendido canale attrezzato.

La traccia non è sempre di facile individuazione e per fortuna ci vengono in aiuto una quantità (quasi spropositata) di bolli rossi sulle rocce che rendono impossibile perdersi. Nel dubbio guardatevi attorno e vedrete un bollo rosso.

Il canale ci fa procedere veloci in direzione verticale. Dalla fessura dove ci troviamo, vediamo alle nostre spalle Valmadrera e il lago di Annone. La risalita non è di breve durata quindi bisogna cercare di calibrare bene le forze per godersela appieno (io mi diverto a provare a non toccare mai la catena, cercando di arrampicare dove possibile).

Al termine del canalone Belasa troviamo davanti a noi un ripido pendio erboso e un cartello metallico che indica un sentiero a mezzacosta a sinistra. Lo imbocchiamo e proseguiamo dapprima verso ovest e poi in salita fino ad incrociare il sentiero delle creste. Ancora qualche catena e in un ultimo sforzo raggiungiamo la madonnina della vetta del monte Moregallo (1276m).

Ci godiamo la vista appagante a trecentosessanta gradi sul lago e sulle montagne circostanti e mangiamo qualcosa.

Per la discesa abbiamo deciso di percorrere il sentiero Paolo-Eliana, dedicato a due alpinisti dei Ragni di Lecco (Paolo Crippa ed Eliana De Zordo) morti in Patagonia nel 1990 sulla parete ovest delle Torre Egger.

Dalla croce camminiamo verso est fino alla Bocchetta di Sambrosera, la superiamo ignorando il sentiero che scende (che ci riporterebbe alla sorgente Sambrosera n.d.r.) e andiamo dritti verso la selletta degli Orfani. Scendiamo lungo il ripido e stretto sentiero a tornanti fino ad incrociare il suddetto sentiero Paolo-Eliana alla nostra destra.

Lo percorriamo ripido fino alla Forcelletta, dove spiana e c’è un incrocio con altri sentieri. Proseguiamo dapprima dritti in piano e poi nuovamente in discesa, sempre sul sentiero Paolo-Eliana, fino a tornare al sentiero roccioso che ci riporta alla cappella VARS e, da qui, scendiamo lungo la mulattiera fino a Valmadrera.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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