Alla vetta di Ron!

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Località di partenza: Boirolo, Tresivio SO (1500 m)
Dislivello salita totale: 1570 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 4 ore / 7 ore
Quota massima raggiunta: 3133m, vetta di Ron
Distanza percorsa: 20,8 km
Attrezzatura: normale da escursionismo
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: no
Presenza di acqua: fontanella nei pressi della chiesetta di Santo Stefano
Riassunto itinerario: Boirolo > Chiesetta di Santo Stefano > Alpe Rogneda > Lago di Rogneda > Bocchetta Nord di Rogneda > Vetta di Ron > Bocchetta Nord di Rogneda > Lago di Rogneda > Alpe Rogneda > Chiesetta di Santo Stefano > Boirolo

Escursione faticosa, di quelle dove non trovi nessuno per ore ma che regalano moltissima soddisfazione nel raggiungere una vetta poco battuta ma super panoramica e con qualche tratto di sentiero un po’ infame. Da percorrere con certezza di bel tempo e non dopo recenti piogge a causa di alcuni passaggi su roccia che diventano pericolosi se bagnati.

Lasciamo la macchina al secondo parcheggio di Boirolo (quello in cima al paese) e ci incamminiamo sulla strada agro-silvo-pastorale che sale alla chiesetta di Santo Stefano e la seguiamo per circa cinque chilometri fino a raggiungere l’Alpe Rogneda (potenzialmente si potrebbe percorrere questo tratto anche in mountainbike).

La strada non è particolarmente bucolica o affascinante come possono essere certi sentierini immersi nel bosco, ma ci permette di camminare affiancati e chiacchierare mentre scorrono le ore e i chilometri.

Poco oltre l’Alpe, dove vendono formaggi e latte fresco direttamente in loco, la strada si fa sentiero in mezzo a questi prati erbosi e risaliamo una collinetta per giungere alla vista del Lago di Rogneda. Purtroppo a causa della siccità di quest’anno (2022 ndr), lo troviamo completamente asciutto.

Giunti ad un bivio, seguiamo il sentiero che diventa una traccia in direzione nord, fiancheggiando una pietraia seguiamo i segni un po’ rossi, un po’ bianchi e qualche ometto fino a raggiungere la Bocchetta Nord di Rogneda.

Da qui traversiamo a mezza costa su traccia poco visibile ma praticamente pianeggiante, aiutati da alcuni ometti di pietra, fino a giungere alla traccia che porta alla vetta di Ron e che arriva da sud, dalla Capanna Vetta di Ron e da San Bartolomeo.

Noi seguiamo adesso l’unica traccia verso nord che sale una pietraia fino a giungere alla base della parete rocciosa di fronte a noi, che poi seguiamo verso sinistra, in salita.

Inizia la sezione più “alpinistica” dell’itinerario, con alcuni traversi sdrucciolevoli o lungo canalini di detriti dove non si può mettere un piede in fallo (da evitare durante o dopo recenti piogge).

Si percorrono così gli ultimi 300m di dislivello, muovendosi in salita verso ovest e poi dritti in salita alla croce di vetta. Anche se in alcuni casi la traccia non è esattamente visibile, ci vengono in aiuto i numerosi segnavia (un bollo rosso su sfondo rettangolare bianco che ricordano la bandiera giapponese).

Dalla vetta di Ron la vista è magnifica. Noi siamo un po’ immersi nelle nuvole ma ogni tanto si apre il panorama sulla val di Togno e sull’alta Val Fontana. Verso nord il Piz Cancian, il Corno Campagno, in lontananza il ghiacciaio di Fellaria sormontato da Piz Zupò e il Piz Palù. Nessun essere umano all’orizzonte, come piace a noi!

Dopo le foto di rito e dopo aver firmato il libro di vetta, torniamo dalla medesima strada di salita fino alla macchina.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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