Bivacco Resnati/Tempesti

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Località di partenza: Ca’ Pizzini, centrale dell’Armisa (1040 m)
Dislivello salita totale: 995 m
Tempo di percorrenza salita/complessivo 2.5 ore / 4.5 ore
Quota massima raggiunta: 1950 m (Bivacco Resnati)
Distanza percorsa: 13,8 km
Attrezzatura: normale da escursionismo
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: Baite Michelini
Presenza di acqua: si (Baite Michelini)
Riassunto itinerario: Centrale Armisa > Pradaccio > Baite Michelini > Bivacco Resnati/Tempesti >Baite Michelini > Pradaccio > Centrale Armisa

Oggi i ricci sportivi hanno deciso di avventurarsi nel cuore della Val d’Arigna per raggiungere il bivacco Resnati/Tempesti, lassù dove il sole non sempre arriva e le minacciose pareti nord intimidiscono l’escursionista.

Lasciata la strada asfaltata che ci ha condotto fino alla frazione di Fontaniva (Arigna – Comune di Ponte in Valtellina), proseguiamo in auto per una stretta strada sterrata che costeggia la montagna, attraversiamo il ponte sull’Adda, risaliamo alcuni tornanti e raggiungiamo la centrale idroelettrica dell’Armisa e il piccolo agglomerato di case denominato Ca’ Pizzini. Poco oltre troviamo un parcheggio dove poter lasciare l’auto.

L’escursione parte non certo in maniera docile: rampe cementate ci accompagnano a lungo, prima di lasciare il passo ad un sentiero che risale a destra. Fin da qui sono presenti bolli blu e rossi che segnalano molto bene la direzione. Con i polpacci provati dalle rampe iniziali, ci avviamo lungo il più docile sentiero, che tuttavia continua a salire.

Sbuchiamo quindi su una radura, dove si trovano le baite Michelini (1500 m). Superate queste ultime tracce di insediamento umano, proseguiamo lungo un sentiero in falsopiano che ci conduce proprio nel cuore della valle. Le pareti delle montagne più alte, che prima sembravano scrutarci da lontano, ora si fanno più vicine e sembrano intimarci di prestare attenzione. Continuiamo quindi ad avvicinarci con timoroso rispetto. Guadiamo un fiume (attenzione al verglass nel periodo invernale) e proseguiamo lungo il sentiero a mezza costa. Già da qui, aguzzando la vista, si può intravedere un piccolo puntino rosso, incastonato come un rubino tra due vedrette: è lui, il bivacco, la nostra meta ancora lontana.

Arrivati al termine del sentiero si inizia a salire in maniera decisa. Ci sono stati molto utili i ramponcini, prontamente calzati sopra gli scarponcini da escursionismo. La fine dell’autunno, l’arrivo della prima neve, del ghiaccio, del freddo vento che cala dalle pareti nord: tutto ha contribuito a rendere questi ultimi metri verso il bivacco non proprio semplici. Ma certo i ricci sportivi non si lasciano scoraggiare da mani gelate e ghiaccio scivoloso, piantando bene le punte aguzze dei ramponcini riescono a raggiungere il bivacco.

Apriamo la porta e ci infiliamo dentro. Troviamo 8 posti letto, ben disposti lungo le pareti, coperte e generi di prima necessità. Ci riscaldiamo, ammirando il paesaggio e la vallata che si aprono davanti ai nostri occhi. Dietro di noi si stagliano alcune tra le più alte vette delle Orobie, fra cui il Pizzo Coca (3050 m), che ci avvolgono in un gelido abbraccio.

Ripartiamo poco dopo, salutando a malincuore il silenzio e la tranquillità che abbiamo trovato lassù, ritorniamo verso la valle, ripercorrendo l’itinerario della salita. Le rampe che al mattino ci avevano fatto penare in salita, decidiamo di percorrerle correndo, per sciogliere i muscoli ormai stanchi. In un baleno ritorniamo al parcheggio da cui siamo partiti. In queste giornate quasi invernali occorre prestare attenzione alla quota della neve, al ghiaccio insidioso e al freddo, dal momento che in tutta la giornata non siamo riusciti a farci sfiorare da nessun raggio: lui è rimasto laggiù, a splendere nella parte bassa della valle. Noi, infreddoliti e soddisfatti, ritorniamo verso casa.

About the author

Cresciuta tra piacevoli estate montane: dalle prime timide passeggiate ad oggi, con lunghe camminate ed ampi dislivelli. Da pochi anni ha aggiunto le due ruote, per esplorare il mondo ad una velocità diversa. Tutto condito dalla passione per l'outdoor, gli splendidi paesaggi, le notti in tenda. I piedi sempre pronti a camminare e pedalare, gli occhi aperti per esplorare e conservare fotogrammi di esperienze.

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