Trecciolino della Valchiavenna

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Località di partenza: Campo sportivo Chiavenna (SO)
Dislivello salita totale: 1189m
Tempo di percorrenza complessivo: 3-4 ore
Quota massima raggiunta: 1130 m
Distanza percorsa: 28km
Valutazione:

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Impegno fisico:
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Punti di appoggio: no
Presenza di acqua: fontanelle a Pianazzola e Voga
Riassunto itinerario: Chiavenna > strada per Pianazzola > SS36 > Motta San Guglielmo > strada per Sommarovina > Cigolino > Trecciolino > Voga > Mese > Ciclabile Valchiavenna > Chiavenna

Prendendo la traccia dalla sezione itinerari di mtb-mag.com, decidiamo di andare a provare questo TrEcciolino (da non confondere col TrAcciolino della Val Codera). L’itinerario ha un sapore dolce-amaro, con dei tratti godibilissimi e dei tratti poco pedalabili.

Parcheggiata l’auto nell’ampio parcheggio del campo sportivo di Chiavenna (via Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), pedaliamo fino al centro pedonale di Chiavenna.

Passati sotto il caratteristico arco che fa da porta al centro storico, seguiamo la via principale passando davanti ai numerosi negozietti e bar fino a giungere al ponte di via Quadro, sul fiume Mera. Si svolta a destra e subito a sinistra, seguendo le indicazioni per Pianazzola.
Inizia la prima salita che, con 9 tornanti su strada asfaltata, ci porta ad una fontanella che vediamo sulla sinistra, in corrispondenza di qualche posto auto.

Da questo punto parte anche il sentiero per la Ferrata Biasini. In bici però, non andiamo in salita ma costeggiamo il muretto a secco, in piano, verso sinistra.

Dopo un primo tratto in sella, il sentiero entra nel bosco e diventa un susseguirsi di gradoni di roccia e tratti ripidi. Alcuni passaggi sono fattibili solo da chi ha buone capacità trialistiche, altrimenti bisogna mettersi il cuore in pace e portare a mano la nostra mountainbike per circa 300m e 60m di dislivello negativo.

Sbucati su un sentiero più accettabile, si pedala verso ovest dapprima su singletrack, poi su strada sterrata, fino a giungere ad una sbarra in corrispondenza della SS36.

Un peccato che non ci siano alternative, ma ci tocca pedalare sulla SS36 in salita per circa un chilometro e mezzo fino a svoltare a sinistra per Motta San Guglielmo.

Da qui inizia una lunga salita su strada asfaltata in direzione fraz. Motta.

In corrispondenza di un tornante (il decimo dalla frazione di Motta San Guglielmo) imbocchiamo la strada per Sommarovina.

La strada è stretta ma poco/per nulla trafficata, e alterna tratti cementati, asfaltati e sterrati, finalmente l’ambiente torna ad essere più boschivo. Appena prima di Sommarovina, dopo una serie di brevi tornanti, facciamo ancora un piccolo sforzo su ripidissima salita per imboccare il sentiero Sommarovina-Cigolino.

Qua il sentiero inizia a ripagarci della fatica della salita, si segue il singletrack fino a Cigolino, dove facciamo attenzione alla svolta a destra nascosta dietro lo spigolo cementato di una baita e raggiungiamo l’inizio del Trecciolino.

La prima parte è totalmente pianeggiante e piacevole da pedalare. Conoscendo bene il più famoso Tracciolino della Vachiavenna, pensavamo fosse tutto così, invece questo presenta dei bei tratti in salita, alcuni impedalabili. Mettiamoci il cuore in pace e passeggiamo con la mtb al nostro fianco.

L’ultimo tratto per arrivare a Voga è nuovamente in discesa.

Passiamo tra le case del paese e giungiamo alla Cappella della Voga dove c’è una fonte di acqua fresca. Da qui proseguiamo tra le case e usciamo dal paese per sbucare sull’asfalto.

La discesa da qui è un susseguirsi di “tagli di tornanti” su mulattiere belle scassate dove le sospensioni e le braccia lavorano parecchio. Se le mulattiere non fossero di vostro gradimento, si possono evitare scendendo lungo la strada asfaltata fino a Mese.

Seguiamo le tracce che scendono verso il fiume Mera (alcuni sentieri un po’ invasi dalla vegetazione) fino a raggiungere la ciclabile della Valchiavenna che prendiamo in direzione nord fino a tornare al parcheggio al campo sportivo di Chiavenna.

About the author

Va in montagna da sempre ma dagli anni del liceo, e poi dell'università, la scimmia ha cominciato a farsi sentire sempre più forte. All'inizio solo in mountain bike mentre adesso potrebbe essere definito un poli-atleta.
Ha una passione masochista per le uscite avventurose che prevedono enormi dislivelli e distanze esagerate. Dal 2020 è diventato un cyborg a causa di un infortunio sul longboard.

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